L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente diventando uno degli strumenti più promettenti per l’evoluzione dei programmi di screening oncologico. Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato il potenziale degli algoritmi nel supportare la diagnosi precoce, migliorare l’accuratezza delle valutazioni cliniche e rendere più efficienti i processi di lavoro. Tuttavia, il successo di queste tecnologie non dipenderà soltanto dalle loro prestazioni, ma anche dalla capacità dei sistemi sanitari di integrarle in modo sicuro, sostenibile e condiviso.
Proprio su questo tema si concentra lo studio “Artificial intelligence in population-based cancer screening: evidence from a national survey of Italian professionals“, pubblicato su BMC Public Health e promosso dal Gruppo Italiano Screening Mammografico (GISMa) nell’ambito della Federazione delle Associazioni degli Screening Oncologici (FASO), in collaborazione con CERGAS SDA Bocconi. La ricerca offre una fotografia aggiornata della percezione dell’Intelligenza Artificiale tra i professionisti italiani impegnati nei programmi di screening organizzato.
Una fotografia dell’adozione dell’IA negli screening oncologici
La survey ha coinvolto 305 coordinatori e professionisti sanitari provenienti da quasi tutte le regioni italiane, chiamati a esprimersi sulle opportunità, i rischi e le principali criticità legate all’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei programmi di screening.
Tra gli ambiti applicativi ritenuti più promettenti emergono il supporto alla diagnosi dei polipi colorettali e la lettura degli esami mammografici, due contesti nei quali l’IA viene considerata uno strumento capace di affiancare il lavoro degli specialisti, contribuendo a migliorare l’efficienza dei percorsi diagnostici.
Interesse elevato e aspettative concrete
Uno dei dati più significativi dello studio riguarda il livello di apertura verso queste tecnologie. Il 74,8% dei partecipanti ha dichiarato un forte interesse per l’adozione di applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale, sia per il supporto diagnostico sia per la previsione del rischio.
Secondo gli intervistati, i benefici più rilevanti riguardano:
- il miglioramento dell’accuratezza diagnostica;
- l’ottimizzazione dei flussi di lavoro;
- la riduzione dei tempi di refertazione e gestione degli esami.
Si tratta di vantaggi che potrebbero contribuire a rendere i programmi di screening più efficienti e sostenibili, soprattutto in un contesto caratterizzato da un costante aumento della domanda di prestazioni sanitarie e dalla carenza di personale specializzato.
Le principali criticità: non è la tecnologia il problema
L’entusiasmo verso l’Intelligenza Artificiale è accompagnato da una chiara consapevolezza delle sfide ancora aperte.
Le preoccupazioni maggiormente evidenziate dai professionisti riguardano:
- gli aspetti normativi e la responsabilità legale (72,8%);
- la trasparenza degli algoritmi e il rischio di bias (67,2%);
- la possibile perdita progressiva di competenze professionali (46,2%).
Più che mettere in discussione il valore dell’IA, queste osservazioni sottolineano la necessità di introdurre tali strumenti all’interno di un quadro regolatorio chiaro, con processi di validazione rigorosi e un utilizzo sempre orientato al supporto del medico, non alla sua sostituzione.
L’innovazione passa anche dall’organizzazione
Accanto agli aspetti tecnologici, la survey evidenzia alcune criticità di carattere organizzativo che potrebbero rallentare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nei programmi di screening.
Le principali barriere individuate sono:
- infrastrutture informatiche non ancora adeguate (77,0%);
- assenza di linee guida condivise (75,7%);
- limitate risorse economiche disponibili (77,4%).
Questi risultati confermano che l’innovazione digitale non dipende esclusivamente dalla qualità degli algoritmi, ma richiede investimenti nelle infrastrutture, formazione del personale, governance dei dati e standard condivisi per garantire sicurezza, interoperabilità e affidabilità clinica.
Un cambiamento che richiede collaborazione
Lo studio mostra come la comunità scientifica e professionale italiana guardi con interesse all’Intelligenza Artificiale, ma chieda che la sua introduzione sia accompagnata da solide evidenze scientifiche, riferimenti normativi chiari e un percorso di implementazione graduale. È una visione che riflette l’evoluzione dell’intero settore: oggi il dibattito non riguarda più soltanto le prestazioni degli algoritmi, ma la loro integrazione responsabile nei percorsi clinici e nei programmi di prevenzione organizzata.
In questo contesto, la collaborazione tra aziende tecnologiche, istituzioni sanitarie, società scientifiche e professionisti rappresenta un elemento fondamentale per trasformare il potenziale dell’Intelligenza Artificiale in un beneficio concreto per pazienti, operatori sanitari e sistemi di screening.
Per realtà come Health Triage, impegnate nello sviluppo di soluzioni di IA per la diagnostica per immagini e nella loro validazione clinica in collaborazione con partner scientifici e istituzionali, questi risultati confermano una direzione già intrapresa: sviluppare tecnologie che non si limitino a raggiungere elevate prestazioni tecniche, ma che siano realmente integrabili nella pratica clinica e rispondano alle esigenze dei professionisti sanitari.